Partitu Sucialista Sicilianu | Sicilian Socialist Party | Parti Socialiste Sicilien

PSS – Partito Socialista Siciliano | Dai Fasci Siciliani dei lavoratori del 1893, la Sinistra della Sicilia – Partitu Sucialista Sicilianu | Page 2
Partito Socialista Siciliano (PSS)

Convegno per i 122 anni del PSS

122 anni dal congresso dei Fasci dei lavoratori e dalla fondazione del Partito Socialista Siciliano.

Giovedì 21 maggio a Palermo presso le ex Scuderie di Palazzo Cefalà in via Alloro n°99 si terrà un’assemblea regionale del Partito Socialista Siciliano per il tesseramento ed il rilancio del PSS. Nell’occasione saranno ricordati i 122 anni del congresso dei Fasci Siciliani, da cui nacque il Partito Socialista Siciliano: interverranno i compagni Franco Gioia, Ignazio Coppola, Pippo Oddo, Placido Rizzotto, Antonio Matasso e Turi Lombardo. Vi raccomandiamo di essere presenti, anche perché in quella sede decideremo insieme le prossime iniziative dal PSS.

Buon Primo maggio

Primo Maggio socialista e siciliano.

La segreteria regionale del Partito Socialista Siciliano augura buon Primo maggio a tutti i compagni e le compagne, a tutti i lavoratori e le lavoratrici!

Autonomia mai esistita: Sicilia colonia

Foto del viadotto Himera sulla A19, danneggiato gravemente da una frana.

Pubblichiamo un contributo del compagno Riccardo Gueci, componente della segreteria regionale del Partito Socialista Siciliano. È tempo di tirare un bilancio storico sui tre appuntamenti di primavera: 25 Aprile, 1 Maggio e festa dell’Autonomia siciliana. Per sottolineare che l’Isola, secondo il compagno Gueci, è sempre stata una colonia.

In Sicilia tre festività di primavera segnano la rinascita italiana dalla fine del ventennio fascista: il 25 Aprile (festa della liberazione), la festa dei lavoratori l’1 Maggio e la ricorrenza dello Statuto Autonomistico regionale siciliano.
Sulla festa della liberazione nessuno ha nulla da eccepire, perché essa fu, unitamente alla Costituzione repubblicana, una conquista di popolo e delle sue organizzazioni militari, le brigate partigiane. La festa del lavoro presenta luci ed ombre. Non nel senso del suo valore etico, bensì sul versante fattuale. Proviamo a illustrare il perché.
Un’imprenditoria locale in Sicilia non è mai nata perché soffocata, condizionata o foraggiata dalla mafia a fini di riciclaggio finanziario. In qualche misura ha svolto un ruolo di supplenza l’impresa pubblica nazionale che ha insediato i propri impianti secondo proprie condizioni e convenienze, provocando – al solo costo dei salari e di qualche servizio locale, anch’esso spesso d’interesse mafioso – inquinamento territoriale e costiero.
Un altro condizionamento è rappresentato dalle lobby che nelle università, nella pubblica amministrazione e nella giustizia fanno il bello ed il cattivo tempo, talvolta non disegnando contatti con la mafia siciliana.
Tra le ombre cui abbiamo appena accennato ve n’è una addirittura tenebrosa: la festa dl lavoro dell’1 Maggio 1947, celebrata massicciamente da lavoratori, contadini, artigiana con le loro famiglie nella piana di Portella delle Ginestre, località dislocata tra Piana degli Albanesi e San Giuseppe Jato, dove il popolo riunito festeggiava la vittoria elettorale della Sinistra (lista Blocco del Popolo) in occasione della prima elezione del Parlamento autonomista siciliano. Una festa finita nel sangue.
Le ragioni della strage di Portella sono state esaminate in volumi, film, inchieste parlamentari, indagini e processi giudiziari senza mai riuscire a cogliere il vero messaggio che quell’eccidio ha voluto inviare al popolo siciliano. Sono state attribuite le responsabilità a Salvatore Giuliano, il bandito di Montelepre sostenuto da forze indefinite; è stata chiamata in causa la mafia e tutto l’universo delinquenziale. Ma mai i veri mandanti,, ovvero gli americani. Perché il popolo siciliano con quella festa avrebbe posto un precedente preciso. Doveva essere chiaro che la vittoria elettorale del Blocco del Popolo, alle elezioni regionali del 1947, non aveva alcun significato, né il popolo siciliano aveva a che fare con l’Autonomia siciliana perché essa era solo un compromesso sottoscritto a Cassibile anni prima tra il morente Stato monarchico italiano rifugiatosi a Brindisi – Stato che non rappresentava più nessuno – e le forze alleate che avevano ‘liberato’ la Sicilia senza colpo ferire, perché il terreno fertile per una avanzata rapida e vittoriosa l’aveva predisposto la mafia dei grandi agrari, la cui gestione era affidata alla borghesia mafiosa siciliana.
Il compromesso di Cassibile prevedeva che il territorio siciliano restasse all’Italia, ma che gli Stati Uniti ne potessero disporre a proprio piacimento (la famosa 49° stella, tanto propagandata dalle corti mafiose durante lo sbarco degli alleati nella piana di Licata nel luglio 1943). Con questa intesa ‘parasociale’ si era concluso il trattato sull’armistizio stipulato a Cassibile il 3 settembre 1947 e annunciato trionfalmente dal generale Badoglio l’8 settembre successivo.
Da qui il distacco netto tra popolo siciliano ed Autonomia speciale. Da allora mai più è stata celebrata in Sicilia una manifestazione popolare per l’Autonomia.
La terza data, il 5 maggio riguarda le celebrazioni annuali dell’Autonomia siciliana. Esse avvengono in luoghi monumentali delle grandi città siciliane, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose, con discorsi vuoti e rituali, dove il popolo è assente. Non si ricorda alcuna località ove si verificarono a suo tempo gesta o lotte popolari a sostegno della conquista dell’Autonomia.
Le due sole località ove la resistenza popolare ha tentato di ostacolare l’avanzata delle forze alleate di cui si ha memoria furono Acate e il sasso di Randazzo dove fu ucciso in un agguato Antonio Canepa, capo dell’Evis (Esercito volontario per l’indipendenza siciliana), l’unico strumento popolare di lotta per l’indipendenza siciliana. Ebbene, anche il queste località siciliane, in occasione dell’anniversario dell’Autonomia siciliana, non si ricordano celebrazioni popolari, né cerimonie ufficiali. Tutto tace e tutto dev’essere rimosso dalla memoria popolare. Complessivamente la Sicilia, con questa Autonomia speciale, è stata ridotta al rango di base strategico-militare degli Usa a baluardo spionistico e aeronavale del Mediterraneo e del Medioriente.
È bene che i sicilianisti di ogni rango ne tengano conto quando definiscono l’Isola una colonia. Essi hanno ragione a metà, perché la Sicilia colonia lo è, ma statunitense. Ed è questa la ragione di fondo per la quale lo Stato italiano si guarda bene dall’intervenire in Sicilia perché, di fatto, non le appartiene. La gestione dei fatti siciliani è appannaggio della borghesia mafiosa in stretta connessione con la Cia e il Dipartimento di Stato Usa.

RICCARDO GUECI

25 aprile 2015

I socialisti non hanno dimenticato la Resistenza.

70° anniversario della Liberazione: i socialisti non hanno dimenticato la Resistenza!

La Sicilia e le sue crisi

Foto del viadotto Himera sulla A19, danneggiato gravemente da una frana.

Una nuova riflessione del compagno Gaetano Zingales, componente della segreteria regionale del Partito Socialista Siciliano, su alcuni problemi che attanagliano la Sicilia di oggi: l’interruzione del collegamento tra la parte occidentale ed orientale dell’isola; gli eventi luttuosi e criminali nell’area mediterranea; la necessità di chiedere lo stato di “Zona franca”.

Se dovessimo fare una lista delle necessità irrisolte della nostra regione, ci perderemmo in un lungo elenco, che vede l’emergenza lavoro, come prioritaria, e che, addentrandosi nelle pieghe del bilancio della Regione Siciliana, non dà risposte allo sviluppo produttivo dell’isola. Una massa di debiti di svariati miliardi vieta qualsiasi progetto che impedisca l’emorragia di menti e braccia di lavoro, il carico di disoccupati sulle famiglie in difficoltà economiche, nonchè la stasi dei settori che tipizzano la nostra economia. Eppure, per risolvere in parte gli annosi problemi dei siciliani, sarebbe stato sufficiente applicare letteralmente lo Statuto autonomistico, pretendendone, altresì, il rispetto delle norme “privilegiate” da parte del governo centrale. Ma così non è stato. Le colpe? Senz’altro di una classe politica dirigente che, da decenni, ha governato la nostra regione. E non è finita.
Soffermiamoci, però, su due emergenze, che stanno mettendo a terra il nostro territorio insulare.
Il crollo del tratto dell’autostrada Palermo-Catania, che ha prodotto danni incalcolabili alla popolazione costretta a usufruire di quell’arteria, ha messo a nudo le insufficienze e la responsabilità a carico di ciascun organo di governo e di controllo delle strade. Ma di ciò se ne sta occupando la magistratura.
Raccogliendo le voci dei disagi cui la gente va incontro nel dovere attraversare quel tratto di territorio disastrato e dei fatti di negativa ricaduta sulla vita quotidiana, ritengo di potere avanzare alcune mie riflessioni.
In primis, condivido la proposta lanciata di nominare un alto commissario per superare gli ostacoli frapposti dalla normativa vigente e dalla burocrazia, regionale e nazionale.
Contestualmente, per la realizzazione, in tempi brevi, della bretella di congiungimento all’arteria interrotta sarebbe appropriato affidare i lavori al genio militare. E ciò per impedire lungaggini di gare di appalto ed ingerenze… poco trasparenti. In Giappone, in occasione dell’ultimo disastro naturale, l’esercito in pochi giorni ricostruì un’autostrada. Se lì è stato possibile, perché, in urgenza, non dovrebbe esserlo anche in Sicilia?
Inoltre, attraverso lo stato di calamità, dichiarato dal governo regionale, occorre eliminare urgentemente la precarietà esistente, sulla strada alternativa madonita, di innesto tra gli svincoli di Scillato e Tremonzelli. Ma non possiamo, pur tuttavia, non tenere presenti i disagi di coloro che risiedono nel Sud-Est della Sicilia: mi riferisco al collegamento viario e ferroviario tra le province di Siracusa e di Ragusa con il capoluogo siciliano. È possibile intervenire sulla ferrovia Siracusa-Ragusa-Gela? Ove non trovi la possibilità di un ripristino della tratta ferroviaria Gela-Palermo, in allacciamento con la Ragusa–Gela, il proposto percorso aereo Comiso-Palermo Boccadifalco dovrebbe essere attuato con un paio di voli andata e ritorno, ad un prezzo “politico”, da low cost.
Si può fare, però, ancora di più. È possibile, secondo le normative vigenti, dichiarare “Zona franca” tutto il territorio isolano evidenziando le complesse precarietà e disagi. Tra i vantaggi che ne deriverebbero, vi sarebbe la possibilità di rimuovere il pagamento del pedaggio autostradale sulla Palermo-Messina e sulla Messina-Catania e, contestualmente, abbassare le accise sui carburanti per una loro diminuzione del prezzo alla vendita presso i distributori. Va da sé che questi due indilazionabili provvedimenti bloccherebbero l’aumento dei prodotti al dettaglio affidati alla distribuzione su gomma. Di cui già s’incominciano a subire gli effetti deleteri per il consumatore.
Passando all’altra emergenza di disastri umani, internazionale ma che primariamente investe la Sicilia, volgendo lo sguardo su quanto sta accadendo nel nostro mare, nel Mediterraneo, in cui la nostra terra rappresenta la frontiera meridionale dell’Europa subendone le pesanti conseguenze, assieme al nostro intero Paese, non posso non fare una forte proposta. L’Unione Europea e la comunità internazionale non possono continuare a “guardare dalla finestra” e cincischiare sull’immane tragedia che ha investito i diseredati dei paesi africani, che cercano una speranza di serenità fuori dai loro confini.
L’Onu e l’Ue debbono farsi carico di un risolutivo intervento adottando le misure necessarie, anche forti. Tra l’altro, quando la diplomazia non riesce a pacificare gli “animi” esagitati, l’unica strada alternativa è rappresentata dalle armi per imporre la pace. Ritengo, quindi, che occorra partire da una missione militare mirata, seppure dolorosa, a guida ONU, per distruggere il terrorismo diffuso dall’ Isis, il cui cervello malato risiede nel Califfato con a capo Abu Bakr al-Baghdadi, nelle regioni dove si assiste a nefandezze, a torture, a decapitazioni ed a varie crudeltà, le quali inducono le popolazioni a fuggire dal massacro in atto e dalla fame che ne deriva. Non è più eludibile un’altra operazione militare internazionale simile a quella irachena che abbattè la dittatura di Saddam Hussein.
Nel frattempo, è necessario adottare una misura internazionale, attraverso magari apposite leggi dei singoli stati, che vieti in maniera assoluta la vendita di armi al di fuori di ristrettissime ipotesi, comminando pesanti pene in caso di violazione del divieto. Costringere, cioè, i fabbricanti di armi a vendere esclusivamente il loro fatturato bellico agli Stati per le necessità dei rispettivi eserciti. Nello stesso tempo, sarebbe opportuno emanare l’embargo di merci ed armi nei confronti di territori e stati in cui si annida il terrorismo.
Per continuare nei provvedimenti, è indifferibile l’apertura di un corridoio legale, nei paesi africani in cui vige il sistema democratico, per un normale espatrio in altri stati di quei cittadini alla ricerca di lavoro. Intanto, il flusso migratorio clandestino si può limitare attraverso la presenza di una flotta militare internazionale nelle acque del Mediterraneo, in vicinanza delle coste africane. Eventuali barconi di migranti dovrebbero ricevere la solidale accoglienza umanitaria per un loro smistamento, attraverso un coordinamento ONU, nei diversi paesi in cui quegli sventurati aspirano ad ottenere asilo politico.
In sintesi, queste sono le proposte personali, espresse per grandi linee, che potrebbero essere valutate dai governi, italiano, europei, internazionali per un loro approfondimento.
È mia convinta asserzione che, da tutto quanto sopra indicato, alla nostra Sicilia potrà derivarne un positivo input per affrontare lo stato di emergenza attuale, relativamente ai due problemi accennati.
Per le altre urgenze siciliane – decollo economico ed occupazionale – penso ad una tavola rotonda dei partiti dell’area di sinistra attraverso la quale sarà possibile individuare, da subito, delle proposte; in primo luogo, la accennata richiesta di dichiarazione di zona franca, per poi passare ad altri progetti fattibili ed alternativi all’attuale azione del governo regionale in carica. Vado oltre: auspico che i partiti ed i movimenti incontratisi in “SottoSopra, la Sicilia di domani” prendano l’abbrivo per un unico cartello aggregativo strutturale, alternativo al governo della regione ma soprattutto riformista ed impegnato a garantire il rispetto dello Statuto Siciliano. Occorre lasciare i patriottismi ideologici e di nicchia per raccogliersi sotto l’unica bandiera del socialismo democraticamente rivoluzionario, i cui valori sono sempre attuali: oggi più di ieri.

GAETANO ZINGALES

Settantesimo della Liberazione

25 aprile, festa socialista.

Il Partito Socialista Siciliano ha aderito all’appello per il settantesimo anniversario della Liberazione dall’occupazione nazista e dal regime fascista. Il PSS parteciperà alla menifestazioni della giornata del 25 aprile a Messina, Catania e Palermo. È possibile aderire all’appello cliccando qui e scrivendo agli indirizzi di posta elettronica indicati.

Contributo del PSS a SottoSopra

Il nostro compagno Ignazio Coppola insieme al segretario regionale di SEL, On. Massimo Fundarò.

I componenti della segreteria regionale (nella foto, il nostro compagno Ignazio Coppola insieme al segretario regionale di SEL, On. Massimo Fundarò) ed alcuni membri della direzione regionale del PSS hanno seguito i lavori delle due giornate di “SottoSopra, la Sicilia di domani”, dando un contributo ad alcuni tavoli tematici attraverso l’intervento del segretario regionale, Antonio Matasso.
Il Partito Socialista Siciliano sarà presente alle prossime iniziative in vista del traguardo finale: l’unione delle forze politiche di sinistra, su una piattaforma riformista e libertaria, come alternativa all’attuale governo regionale. “Avanti uniti” per un socialismo riformista ed in difesa dello Statuto di autonomia della Sicilia.

Questa la dichiarazione letta al termine della due giorni:

Partito Socialista Siciliano

SOTTOSOPRA, INIZIA IL CAMMINO

Partito Socialista Siciliano

La Sicilia in cui viviamo è segnata profondamente dalla crisi. La congiuntura economica caratterizzata dalle politiche di austerità che stanno piegando l’Europa si aggiungono qui ad una debolezza strutturale della nostra economia causata da anni di malgoverno delle classi dirigenti siciliane.
Se oggi volessimo descrivere la nostra Isola non potremmo che partire dalla fotografia di una infinita distesa di macerie: culturali, etiche, economiche, sociali e ambientali.
Risorse regionali, statali e comunitarie, anche ingenti, sono state inutilizzate o sprecate per alimentare un perverso circuito di affari e clientele invece che per una seria politica di investimenti che avrebbe potuto rilanciare la nostra economia.
Non vi è traccia infatti di un piano energetico fondato sulle energie rinnovabili, mentre si sceglie ancora una volta il miraggio delle risorse fossili e delle trivellazioni mettendo a rischio il territorio, l’ambiente e la salute dei cittadini. Pensiamo sia giunto il momento di chiudere la stagione dei petrolchimici e delle centrali a carbone e avviare un piano per la riconversione ecologica della nostra economia.
Nulla è stato fatto in questi anni per l’agricoltura, le infrastrutture, la scuola, la mobilità, i servizi.
Nel frattempo la Sicilia ha scalato tutte le classifiche nazionali: regione con il maggiore tasso di abbandono scolastico, prima per numero di giovani under 30 senza occupazione e senza formazione, prima per tasso di povertà assoluta e relativa, prima per donne inoccupate, prima per emigrazione.
I nostri atenei, di contro, occupano stabilmente gli ultimi posti nelle classifiche di qualità. Così come l’ultimo posto in classifica ricopriamo per la raccolta differenziata, per infrastrutture e investimenti, per interventi di contrasto al dissesto idrogeologico.
Ed è in questo contesto che la politica siciliana si è distinta per il trasformismo delle sue classi dirigenti. Tutti gli uomini infatti che hanno segnato le esperienze dei governi Cuffaro e Lombardo oggi sono uomini chiave dell’esperienza del governo Crocetta.
Abbiamo assistito a blocchi di potere che cambiavano volto, collocazione e forma ma non la sostanza. Uguali i burattinai dei grandi affari: rifiuti, energia, sanità, formazione professionale. Uguali i metodi per selezionare una burocrazia regionale accondiscendente. Uguali gli interessi.
Anche questa è la crisi siciliana: un finto e stantio dibattito in una scenografia fatta di capannoni industriali abbandonati e botteghe artigiane svuotate, siti museali chiusi e scuole fatiscenti, campi abbandonati e distese di rifiuti, colate di cemento abusivo sui litorali e centri storici nel degrado.
Sotto le ceneri però c’è ancora una Sicilia che non si è arresa e che non si rassegna e che ancora credere e conquistare il proprio futuro.
Uomini e donne che difendono il loro posto di lavoro, il proprio territorio, il diritto di vivere senza abbassare la testa davanti al potere e alla Mafia. Giovani impegnati in esperienze innovative di governo locale, ma posti ai margini della politica perché antepongono i diritti delle persone e la legalità alla cultura del favore.
Associazioni e comitati impegnati per difendere i beni comuni, l’acqua pubblica, la pace, il diritto alla salute, alla casa e all’istruzione, il diritto all’accoglienza dei migranti che giungono qui da terre lontane per fuggire da guerra e miseria, movimenti e realtà delle donne in lotta per affermare il diritto all’autodeterminazione e il valore della differenza di genere.
Loro sono il nostro riferimento principale per costruire una alternativa credibile e possibile al sistema di potere che ha governato e governa tutt’ora la Sicilia.
In ogni città, in ogni paese c’è un focolaio di resistenza, energie ed esperienze guardate dai palazzi del potere con indifferenza o con aperta ostilità. Sotto le ceneri c’è ancora la Sicilia migliore, quella che trova la forza per ribellarsi, la Sicilia che non ha occasioni di incontro e di confronto, la Sicilia che vorrebbe mettere tutto #sottosopra.
Da domani gli uomini e le donne che hanno partecipato a questa iniziativa e i soggetti politici e sociali che l’hanno promossa saranno impegnati ad attraversare la Sicilia di oggi per aprire un percorso comune che deve andare oltre i soggetti esistenti per costruire un nuovo soggetto politico per l’alternativa che possa candidarsi credibilmente e legittimamente a governare la Sicilia di domani. Sappiamo che non possiamo sottrarci alla responsabilità di restituire alla Sicilia ed ai siciliani la speranza di un futuro migliore, per noi e per chi verrà dopo di noi
.

Il PSS a SottoSopra, la Sicilia di domani

SottoSopra, la Sicilia di domani.

Il Partito Socialista Siciliano, come stabilito durante l’ultima riunione della segreteria regionale, parteciperà a “SottoSopra, la Sicilia di Domani”, una due giorni di incontri, riflessioni, dibattiti, con laboratori tematici ed interventi previsti di esponenti politici della sinistra regionali, nazionali ed europei, sindaci e amministratori siciliani, rappresentanti del mondo delle associazioni, dei comitati contro il Muos, contro le trivelle e per l’aqua pubblica. Saranno presente esponenti del PSS ad entrambe le giornate del 21 e 22 marzo, con inizio alle 9,30 a Palermo in via Sammuzzo (traversa di via Francesco Crispi, vicino ad ex Hotel Ponte).

Lutti nella famiglia socialista

I compagni Gaspare Butera ed Andrea Morgante.

In questi primi giorni di febbraio sono scomparsi due compagni importanti per la nostra comunità di socialisti siciliani: si tratta del compagno Andrea Morgante, storico esponente della sinistra socialista lombardiana e più volte assessore al comune di Messina, e del compagno Gaspare Butera, a lungo segretario provinciale del Psi di Palermo, che nel 1953, ancora giovane studente universitario, fu inserito nel gruppo dirigente socialista siciliano dal compagno Raniero Panzieri, all’epoca segretario regionale del partito. Alle famiglie Butera e Morgante le condoglianze della segreteria e della direzione regionale del Partito Socialista Siciliano.

I socialisti per la sinistra e l’autonomia

Il Palazzo del Quirinale.

Si è riunita a Palermo la direzione regionale del Partito Socialista Siciliano per fare il punto sulla situazione politica-organizzativa del partito in relazione alle iniziative da intraprendere in riferimento agli eventi politici maturati in questi ultimi tempi in campo regionale, nazionale ed alla luce in Europa delle recenti elezioni in Grecia.
Il dibattito ha posto in essere la necessità, di avviare un confronto con tutte le forze politiche e i movimenti interessati al rilancio nel nostro paese e nella nostra regione di un nuovo soggetto politico della sinistra che dia voce e sia interprete delle rivendicazioni e delle aspettative di un paese che si ritrova, di giorno in giorno, sempre più povero e privato dei suoi elementari diritti. Per questo si sottolinea da parte del PSS che si vada al più presto alla formazione di un coordinamento e di una costituente della sinistra nel nostro paese e, per quanto ci riguarda, nella nostra regione. Una costituente che non sia però la ripetizione di altre fallimentari esperienze unitarie del passato, ma la presa di coscienza, considerata la gravità della situazione attuale, della necessità di riaggregare e fare recuperare alla sinistra quella identità perduta che, come detto, non sia ancora una volta la somma algebrica e ripetitiva di una vacua riedizione unitaria della sinistra del passato.
La direzione del PSS ha poi posto la necessità, nella nostra regione, oltre che del rilancio della sinistra, anche del rilancio della Autonomia e dello Statuto siciliano alla luce del risvegliarsi da più parti di istanze e rivendicazioni autonomiste. Anche in questo caso la direzione del PSS ha ribadito la necessità di un confronto con tutte le numerose forze autonomiste e sicilianiste esistenti nella nostra regione per ricondurre ad una sintesi unitaria le loro aspirazioni e le loro rivendicazioni nella riproposizione e nel rilancio dell’istituto autonomistico regionale e della identità del popolo siciliano.
A conclusione della riunione la direzione ha dato mandato ai componenti della segreteria di avviare quegli incontri con i gruppi e i movimenti della sinistra, da un canto, ed autonomisti e sicilianisti dall’altro, atti a promuovere quelle iniziative e quegli obiettivi unitari che siano in grado di rilanciare e qualificare l’iniziativa politica nella nostra regione.
La segreteria regionale del Partito Socialista Siciliano, nel recepire le indicazioni della direzione, ha formulato gli auguri di buon lavoro al nuovo Presidente della Repubblica, l’ex ministro democristiano Sergio Mattarella, primo siciliano a ricoprire la più alta carica dello Stato, con l’auspicio che egli possa tutelare e garantire l’Autonomia siciliana, esigendone la piena attuazione.

 

Tipologia di adesione