Partitu Sucialista Sicilianu | Sicilian Socialist Party | Parti Socialiste Sicilien

PSS – Partito Socialista Siciliano | Dai Fasci Siciliani dei lavoratori del 1893, la Sinistra della Sicilia – Partitu Sucialista Sicilianu
Partito Socialista Siciliano (PSS)

No al referendum costituzionale

La Costituzione non si tocca.

Continua l’impegno dei socialisti siciliani per il No al referendum costituzionale. Per il PSS, la Costituzione non deve essere qualcosa di intangibile ed immodificabile, ma certamente non può essere l’attuale governo a toccarla, espressione di un Parlamento delegittimato in quanto eletto con una legge incostituzionale. Votare No significa difendere la possibilità di un futuro di vera autonomia e di progresso per la nostra Sicilia. I socialisti siciliani continueranno il loro impegno nei comitati locali, anche nel mese di agosto.

I socialisti siciliani per la Costituzione

Comitato palermitano per il No al referendum costituito il 19 maggio.

Nella campagna elettorale per il referendum costituzionale, interviene anche Turi Lombardo, docente universitario e da sempre impegnato nella sinistra socialista in Sicilia. Secondo l’ex assessore regionale, «la riforma costituzionale votata dal Parlamento dei nominati, peraltro cooptati da una legge elettorale incostituzionale, è un atto antidemocratico che stravolge il nostro assetto istituzionale e che mai e poi mai avrebbe dovuto essere adotatto da un’assemblea parlamentare totalmente delegittimata. I socialisti siciliani, eredi delle battaglie partigiane di Placido Rizzotto e di tanti altri compagni siciliani impegnati nella resistenza, non accettano che la Costituzione venga stravolta da una maggioranza parlamentare che non rappresenta la maggior parte degli italiani e proclama di volere il monocameralismo, ma poi lascia in piedi un Senato che servirà solo a dare l’immunità ai rappresentanti di regioni e comuni, come premio di consolazione per la spoliazione di competenze che le regioni subiscono da questa cosiddetta riforma di tipo centralista. Questo centralismo caratterizza tanto le tentate modifiche alla Costituzione, quanto la legge elettorale, che accentra il potere in un solo partito, senza che esso rappresenti nemmeno la maggioranza relativa degli italiani, attraverso un premio di maggioranza abnorme». Lombardo annuncia la costituzionae di un comitato dei socialisti siciliani per il No, che si articolerà in comitati locali che parteciperanno al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale nazionale: «I socialisti, in particolare quelli siciliani, stanno convintamente nel Comitato per il No. Gli arrampicatori ed i traffichini, desiderosi di compiacere il capo in cambio di una poltrona che oggi non hanno e forse non avranno comunque, abbiano almeno il buon gusto di non chiamarsi socialisti». Il 19 maggio scorso i compagni Turi Lombardo e Manlio Orobello (rispettivamente, ex assessore regionale ed ex sindaco socialista di Palermo) sono intervenuti, insieme al Prof. Andrea Piraino ed all’Avv. Fabio Cinquemani ad un incontro per la costituzione di un Comitato palermitano per il No al referendum, svoltosi presso l’aula “Mauro Rostagno” del Palazzo delle Aquile.

No alla “deforma costituzionale”

Comitato per il No al referendum costituzionale.

Il Partito Socialista Siciliano ha aderito al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, che porterà avanti la campagna per il No al referendum previsto ad autunno dell’anno prossimo. Nei comuni della Sicilia il PSS ha pertanto già iniziato a costituire i comitati locali contro la “deforma costituzionale” voluta dal governo Renzi.Sia la riforma costituzionale, sia il varo della legge elettorale (Italicum), rappresentano per i socialisti siciliani le due espressioni di un unico disegno volto a modificare l’assetto dello Stato e delle autonomie regionali in senso centralistico ed autoritario.

Conferenza di organizzazione

PER IL SOCIALISMO E PER L’AUTONOMIA SICILIANA

6 OTTOBRE 2015, ORE 16

Aula Rostagno – Palazzo delle Aquile

Palermo

Jeremy Corbyn alla guida del Labour

Jeremy Corbyn.

Il Partito Socialista Siciliano saluta con favore la vittoria del compagno Jeremy Corbin alle elezioni per la leardership laburista in Gran Bretagna. Iscritti nonché sostenitori associati e registrati del Labour Party hanno decretato la vittoria di Corbyn, deputato del collegio londinese di Islington North, con quasi il 60% dei suffragi. Il nuovo leader del Partito Laburista ha vinto su una posizione in linea con la tradizione socialdemocratica europea, a cui il Partito Laburista britannico ha storicamente contribuito in modo significativo. Le idee di Corbyn sulla necessità di un’alternativa socialista alle politiche di austerità imposte dal neo-liberismo e di nuove politiche per la redistribuzione del reddito sono del tutto condivide dai socialisti siciliani. Il Partito Socialista Siciliano auspica pertanto che, attraverso la guida del compagno Jeremy Corbyn, il Labour Party possa riprendere quel ruolo centrale che ha avuto nell’Internazionale Socialista, tornando ad esserne membro a pieno titolo, dopo gli errori delle ultime leadership laburiste, che avevano degradato lo status dei laburisti britannici a quello di meri osservatori nella famiglia del socialismo democratico internazionale, che lo stesso Partito Laburista aveva contribuito a riorganizzare nel 1951.

Bandiera del Regno Unito / United Kingdom’s flag.

The Sicilian Socialist Party greets the victory of Comrade Jeremy Corbin at Labour Party leadership election, in the United Kingdom. Full members and associated or registered supporters of the Labour Party gave the first place to Corbyn, MP for Islington North constituency in London, with almost 60% of the votes. The new leader of the Labour Party won thanks to a position in line with the European social democratic tradition, to which the British Labour Party has historically contributed significantly. Corbyn’s ideas on the need for a socialist alternative to the austerity policies imposed by neo-liberism and for new politics of income redistribution are entirely shared by Sicilians socialists. Therefore, the Sicilian Socialist Party hopes that, through the leadership of Comrade Jeremy Corbyn, the Labour Party will take again the central role it has had within the Socialist international, going back to being a full member, after the mistakes of the previous Labour leaders, who had downgraded the status of British Labour to that of a mere observer in the family of the interntional democratic socialism, which the Labour Party had helped to reorganize in 1951.

È morto il compagno Michele Russo

R. Michele Russo durante un’occupazione di “feudi” a Piazza Armerina.

Si è spento all’età di 91 anni il compagno Michele Russo, storico esponente del socialismo siciliano, già deputato regionale per il Partito Socialista Italiano dalla II alla V legislatura e per il Partito Socialista Italiano d’Unità Proletaria nella VI, sempre eletto nel collegio di Enna. Dottore in filosofia e in lettere e docente nelle scuole, durante la lotta antifascista fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Caltanissetta. Impegnato nel sindacato, è stato cosegretario della Confederterra, segretario socialista della Camera del Lavoro di Enna, segretario provinciale ad Enna e poi regionale della Federterra, nonché segretario regionale della Cgil e componente del consiglio direttivo nazionale della Confederazione che ebbe tra i suoi leader Bruno Buozzi. Ha fatto parte della segreteria regionale e del comitato centrale del Psi ed è stato segretario della Federazione provinciale del Psi di Enna nonché consigliere comunale socialista nella città capoluogo della Sicilia centro-orientale. All’Assemblea regionale siciliana è stato vice presidente del gruppo parlamentare socialista e poi presidente del gruppo parlamentare del Psiup nella V legislatura. Ha fatto parte della II Commissione legislativa permanente e della Giunta del bilancio, dalla III alla V legislatura, presidendo la stella nella IV. In quest’ultima legislatura è stato anche assessore regionale supplente all’Agricoltura nel XV governo. Nella V legislatura ha presieduto la I Commissione legislativa permanente ed ha fatto parte della Commissione per le celebrazioni del ventesimo anniversario dell’Autonomia regionale. Ha fondato con Giuseppe Avolio e Renato Ognibene la Conficoltivatori, concludendo poi il suo impegno politico e militante come dirigente regionale della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia).

Buone vacanze estive dal PSS

Buone vacanze 2015.

Impegno referendario dei socialisti

Referendum possibili.

Nella prospettiva di contribuire al processo di ristrutturazione della Sinistra in Sicilia, da rifondare in una posizione di alternativa all’attuale governo siciliano, il Partito Socialista Siciliano, nella persona del segretario organizzativo Gaetano Zingales, ha avviato dei contatti con “Possibile”, la formazione fondata da Pippo Civati e rappresentata in Sicilia dalla compagna Valentina Spata. Dal colloquio è emersa una particolare sintonia di vedute per quanto riguarda il giudizio sulle «politiche messe in campo dal governo Renzi, le quali come soluzione alla crisi hanno prodotto solo tagli ai diritti e alle tutele dei lavoratori e del territorio».  Relativamente, inoltre, alla situazione del governo della Regione Sicilia, si è convenuto nell’affermare che l’unica soluzione possibile per uscire dalla profonda crisi amministrativa, economica ed occupazionale addebitata alla imperizia ed incapacità del governo Crocetta, sia quella di chiamare il popolo siciliano alle urne, auspicnado che i siciliani possano determinare una netta discontinuità tanto rispetto alla maggioranza attuale, quanto rispetto al centro-destra consociativo.
Il Partito Socialista Siciliano si è dichiarato disponibile a sostenere i referendum promossi da “Possibile”, riconoscendo la necessità di chiamare i cittadini ad esprimersi su alcune leggi particolarmente impopolari nel Paese. Di seguito i quesiti referendari:
1°) eliminazione dei capilista bloccati e delle candidature plurime. Se si ammette il voto di preferenza per gli altri candidati, superando così le perplessità che questo crea, è irrazionale escluderlo poi per i capilista, creando due tipologie di candidati. Contestualmente si elimina la possibilità di candidarsi in più (dieci) collegi prevista, appunto, per i soli capolista;
2°) eliminazione della legge elettorale con premio di maggioranza, capilista bloccati e candidature plurime;
3°) eliminazione delle trivellazioni in mare;
4°) eliminazione del carattere strategico delle trivellazioni;
5°) superamento della politica delle “Grandi opere”, espressione di una visione datata e latrice di corruzione;
6°) eliminazione della possibilità di demansionamento, anche per mera organizzazione aziendale, togliendo tutele alle lavoratrici e ai lavoratori;
7°) eliminazione della nuova normativa sui licenziamenti per assicurare uguali protezioni in merito a vecchi e nuovi assunti;
8°) eliminazione del potere di chiamata del preside-manager per evitare la precarizzazione progressiva di tutti i docenti nominati a tempo indeterminato, sopprimendo il potere di scelta del dirigente scolastico e l’incarico triennale.
I colloqui riprenderanno dopo la pausa agostana e dopo la riunione della direzione regionale del PSS, prevista ad ottobre.

Solidarietà del PSS a Lucia Borsellino

Lucia Borsellino, ex assessore regionale alla Sanità.

Il Partito Socialista Siciliano esprime piena solidarietà a Lucia Borsellino per le pressioni da lei subite e per il clima poco salubre da lei riscontrato nel governo regionale, circostanze che hanno determinato le sue dimissioni da assessore.
Il PSS ritiene che sia venuto il momento di chiamare il popolo siciliano alle urne per dotarsi di un governo con un diverso senso delle istituzioni e del ridicolo.

Documento approvato il 21 maggio

Bandiere siciliane sventolanti.

Giorno 21 maggio 2015, a Palermo, presso le ex Scuderie di Palazzo Cefalà in via Alloro n°99, si è tenuta l’assemblea regionale del Partito Socialista Siciliano per un esame della situazione politica regionale. Con l’occasione sono stati ricordati i 120 anni del congresso dei Fasci Siciliani, da cui è nato il Partito Socialista Siciliano. Alla fine del dibattito, è stato approvato il documento di seguito pubblicato.

La crisi economica e finanziaria, che ha colpito il mondo occidentale l’Europa ed il nostro Paese, si abbatte sulla nostra Regione con maggiore virulenza visti i mali atavici che caratterizzano la Sicilia, aggravando ancora più le già preoccupanti condizioni di difficoltà e di disagio della nostra popolazione. Lo scontro in atto in Europa tra quanti vogliono portare avanti una politica a vantaggio degli interessi delle banche e dei mercati finanziari, causando licenziamenti di massa ed aumentando i livelli di povertà delle fasce più deboli della società, e quanti sostengono una politica di sviluppo, di occupazione, di difesa dello stato sociale e dei più deboli ampliando la base produttiva e tagliando i privilegi delle varie caste, grazie all’acquiescenza del Presidente del Consiglio, vede perdenti questi ultimi. Le forze europee della conservazione da tempo portano un attacco alle zone deboli dell’unione che tendono a divenire sempre più deboli e marginali.
È necessario, di conseguenza e per quanto ci riguarda, fermare il processo di marginalizzazione della Sicilia e di impoverimento delle sue popolazioni, mettendo in campo tutte le energie capaci di sensibilizzare le forze sane e produttive dell’isola per affermare con dignità un ruolo di centralità economica e politica in ambito italiano ed europeo. Occorre rilanciare, pertanto, la nostra presenza strategica nel Mediterraneo, forte della sua Storia, delle sue tradizioni, delle sue ricchezze naturali paesaggistiche, del suo ingente patrimonio culturale essendo uno tra i più grandi bacini di beni culturali in grado di produrre una inversione di tendenza dal punto di vista economico utilizzando in pieno lo Statuto Speciale Siciliano valorizzando la Autonomia Regionale non più come palla di piombo al piede bensì come grande opportunità di sviluppo e di crescita economica e sociale della nostra terra.
Il Partito Democratico ed il presidente Rosario Crocetta hanno disatteso le speranze di rinascita della Sicilia. È, infatti, di una lapalissiana chiarezza il disfacimento politico, culturale, programmatico del PD in Sicilia, ridottosi ad una babele di gruppi e sottogruppi, i cui esponenti pensano soltanto a rafforzare le proprie posizioni personali utilizzando i vecchi e collaudati sistemi clientelari di democristiana memoria, non curanti delle conseguenze etico morali e giudiziarie, in balia di delirio di onnipotenza. I dirigenti del PD siciliano fanno parte, ormai, della corte di un uomo solo al comando, personificato dal loro Segretario Nazionale impegnato nella costruzione del Partito della Nazione. La volontà del leader viene imposta, attraverso i suoi fedeli sodali, nella gestione politica ed amministrativa della Regione Sicilia. Appropriazione di risorse economiche spettanti alla regione, in violazione dello Statuto Autonomistico, boiardi romani inseriti nella Giunta Regionale, Commissari per la gestione di settori, tagli nei finanziamenti di opere infrastrutturali e dei collegamenti viari sono alcune delle deprecabili “attenzioni” da parte del Governo nazionale nei confronti della nostra isola.
In Sicilia, abbiamo avuto ed abbiamo ancora, un governo regionale che non difende i diritti derivanti dallo Statuto Autonomistico, che si è lasciato carpire dal governo centrale, e si lascia rubare i fondi e le entrate che spettano di diritto alla regione siciliana. Una regione che registra oltre il 50 per cento di giovani disoccupati, che ha famiglie che non arrivano, con le loro entrate mensili, alla fine del mese, che conta un numero elevato di precari i quali non sanno quale sarà il loro futuro, che vede, impotente, la chiusura di aziende e botteghe artigiane, che non hanno gli strumenti di come affrontare il domani.
La Sicilia ha un urgente bisogno, quindi, di una classe dirigente capace, colta, professionalmente preparata in grado di intestarsi una politica riformista di reale cambiamento che coniughi efficienza, efficacia, legalità. Una classe dirigente autonoma e non succube dei diktat romani. Una classe dirigente che sappia utilizzare l’importante strumento in grado di promuovere sviluppo, crescita, occupazione qualificata, che è rappresentato dai finanziamenti europei.
Una seria politica di investimenti deve avere come asse centrale di riferimento la realizzazione di una rete viaria interna che colleghi in modo veloce non solo le città ma anche l’interno dell’isola con la costa, nonché i centri abitativi da occidente ad oriente, da nord a sud.
La Sicilia è, come purtroppo sappiamo, una regione ad alto rischio sia dal punto di vista sismico che del dissesto ambientale territoriale. Una politica di prevenzione oggi non esiste, il settore della bonifica e della forestazione è visto come strumento assistenziale – se non clientelare – per garantire lavoro periodico ai braccianti ed ai forestali: con siffatta determinazione episodica si commette un grossolano errore perché non si attenzionano i danni che questi lavoratori eviterebbero con il loro lavoro, impegnato specializzato e continuativo, al nostro territorio, alle popolazioni ed alle casse della Regione. Bisogna aggredire, quindi, le storture a monte causate dalle scelte di bilancio che non sono mai in linea con i tempi della programmazione dei lavori; nello specifico, bisogna dare vita a progetti come fattore di difesa e salvaguardia del territorio e occasione di nuova e qualificata occupazione.
Il Turismo oggi non è per niente un fattore di sviluppo economico della Regione. Primo, perché le scelte degli operatori del settore sono vecchie ed improntate più alla speculazione sui prezzi praticati ai clienti anziché a scelte di qualità: vedi itinerari turistici o proposte complete di utilizzo delle ricchezze paesaggistiche del territorio che esaltano la storia della Sicilia in tutt’uno con la conoscenza del patrimonio artistico e culturale presente in tutti i centri significativi che rappresentano il nostro vissuto, insieme a ciò che la natura ci offre: il mare, le nostre montagne con i loro magnifici borghi e le iniziative culturali ed eno-gastronomiche, nonché le presenze artigianali. Il loro insieme costituiscono le eccellenze siciliane. È necessario cambiare “verso” per rendere il turismo regionale competitivo e appetibile in quanto la Sicilia è diversamente più bella rispetto ad altri poli turistici del nord Italia, laddove, però, le peculiarità vengono sfruttate al meglio per attrarre il flusso turistico, fonte di economia.
Una sintetica lista delle necessità irrisolte della nostra regione vede l’emergenza lavoro, come prioritaria; infatti, addentrandosi nelle pieghe del bilancio della Regione Siciliana, non si vedono risposte allo sviluppo produttivo dell’isola perché una massa di debiti di svariati miliardi vieta qualsiasi progetto che impedisca, tra l’altro, l’emorragia di menti e braccia di lavoro. Eppure, per risolvere in parte gli annosi problemi dei siciliani, sarebbe stato sufficiente applicare letteralmente lo Statuto autonomistico, pretendendone, altresì, il rispetto, da parte del governo centrale, delle norme “privilegiate” per incrementare le entrate della Regione attraverso ciò che il territorio produce e che dovrebbe rimanere statutariamente nella cassa regionale. Ma così non è stato, e non lo é. Le colpe? Senz’altro di una classe politica dirigente che, da decenni, ha governato la nostra regione.
In atto, due emergenze stanno mettendo a terra il nostro territorio insulare.
Il crollo del tratto dell’autostrada Palermo-Catania, che ha prodotto danni incalcolabili alla popolazione costretta a usufruire di quell’arteria, ha messo a nudo le insufficienze e la responsabilità a carico di ciascun organo di governo e di controllo delle strade. Alla luce di questo vissuto, il Partito Socialista Siciliano ritiene indispensabile la nomina d un Alto Commissario per superare gli ostacoli frapposti dalla normativa vigente e dalla burocrazia, regionale e nazionale.
Contestualmente, per la realizzazione, in tempi brevi, della bretella di congiungimento all’arteria interrotta sarebbe appropriato affidare i lavori al Genio Militare. E ciò per impedire lungaggini di gare di appalto ed ingerenze… poco trasparenti.
Ed ancora, attraverso lo stato di calamità, dichiarato dal governo regionale, occorre eliminare urgentemente l’insufficienza del collegamento viario e ferroviario esistente tra nord e sud, tra est ed ovest dell’Isola.
Si può fare, però, ancora di più. È possibile, secondo le normative vigenti, dichiarare “Zona franca” tutto il territorio isolano evidenziando il collasso dell’economia, le complesse precarietà e disagi, nonché i danni socio-economici inferti alla popolazione. Molteplici sarebbero i vantaggi che ne deriverebbero. Per citarne solo due, a mò di esmpio, vi sarebbe la possibilità di rimuovere il pagamento del pedaggio autostradale sulla Palermo-Messina e sulla Messina-Catania e, contestualmente, di abbassare l’accise sui carburanti per una loro diminuzione del prezzo alla vendita presso i distributori. Va da sé che questi due indilazionabili provvedimenti bloccherebbero l’aumento dei prodotti al dettaglio affidati alla distribuzione su gomma. Di cui già s’incominciano a subire gli effetti deleteri per il consumatore.
Il Partito Socialista Siciliano, infine ma non per ultimo, pone la necessità, nella nostra regione, del rilancio della Autonomia e dello Statuto siciliano alla luce oltretutto del risvegliarsi da più parti di istanze e rivendicazioni autonomistiche. Anche in questo caso, il PSS ribadisce l’esigenza di un confronto con tutte le numerose forze autonomiste e sicilianiste esistenti nella nostra regione per ricondurre ad una sintesi unitaria le loro aspirazioni e le loro rivendicazioni nella riproposizione e nel rilancio dell’istituto autonomistico regionale e della identità del popolo siciliano.
Noi, socialisti siciliani, siamo solidali con i lavoratori che hanno perso o stanno per perdere il posto di lavoro, siamo con loro nel momento in cui scendono in piazza per rivendicare i propri diritti, un tozzo di pane quotidiano, siamo con loro nel momento in cui subiscono le cariche ingiuste delle forze di polizia. Siamo accanto ai cassaintegrati, ai cosiddetti esodati ed ai lavoratori che rischiano il licenziamento perché ritenuti in esubero rispetto alla pianta organica aziendale.
Sentiamo, altresì, il dovere di rivolgere il nostro pensiero commosso, un pensiero di umana solidarietà, un pensiero di dolore a coloro i quali hanno perso la vita, hanno messo fine alla propria esistenza di fronte all’impossibilità di affrontare la drammatica situazione economica familiare o della propria azienda oppure la disperata condizione di non potere pagare la massa di debiti, a qualunque titolo, derivanti dal vortice della crisi economica.
Noi socialisti siciliani non possiamo accettare che si perpetuino le condizioni di dolore umano vissuto dal quasi ottanta per cento della popolazione italiana mentre il restante venti per cento ingrassi il proprio patrimonio perché il programma economico del governo e dell’Europa è dettato da questa percentuale, minoritaria ma con un forte potere. È l’ora che il povero Pantaleone soltanto non paghi pesantemente la crisi in atto, il cui tunnel non vede ancora la luce. Non s’intravvede un barlume di speranza che la tendenza deflazionistica possa essere invertita perché sin quando la tedesca Merkel ricatterà l’Unione Europea e continuerà a dettare i diktat di austerità, l’Italia, con un capo di governo populista ma che razzola male, continuerà a subire le imposizioni dell’autorità europea.
Non rimane altro a noi socialisti che chiamare all’appello tutte le forze pure e riformistiche affinchè si facciano protagoniste di un processo rivoluzionario, nel senso democratico del cambiamento, affinchè la giustizia sociale possa tornare ad avere titolo nel nostro Paese e nella nostra terra siciliana.
Per quanto ci riguarda, come socialisti siciliani, invitiamo le varie anime socialiste e socialdemocratiche siciliane affinchè abbia termine la diaspora che ci vede divisi in gruppi e gruppuscoli ed insieme si possano affrontare i bisogni e le aspettative della nostra gente. Ciascuno di noi dovrà rinunciare ad una parte del proprio bagaglio ideologico affinchè l’unico cemento unificante possa essere il perseguimento – ripetiamo – della giustizia sociale e della solidarietà.
Riteniamo ineludibile, quindi, l’urgente costituzione di una rete di coordinamento della sinistra, che veda insieme partiti a sinistra del PD, associazioni e gruppi politici, nonché movimenti autonomistici per una attiva presenza tra le classi sociali siciliane attraverso la elaborazione di programmi e di piattaforme tematiche che riguardino gli interessi collettivi della popolazione, che attenzioni i giovani, i disoccupati, le famiglie, le variegate presenze produttive e che porti avanti l’applicazione integrale dello Statuto Autonomistico della Sicilia.
Il costituendo organismo collegiale dovrà essere il più possibile includente, in modo tale da non essere di ostacolo all’aggregazione di chiunque voglia partecipare a questo impegno collettivo e lasci liberi i partecipanti di continuare ad esternare i propri principi politici ma impegnandosi per una elaborazione progettuale che individui i punti comuni di una azione collettiva e ne rispettino i contenuti che saranno deliberati.
La nostra proposta è quella che, nella fase costituente, l’organo di direzione potrebbe assumere la denominazione di Coordinamento regionale formato da due o tre rappresentanti di ciascun organismo associativo partecipante al patto federativo. Il quale, in breve tempo, dovrebbe indire un apposito congresso regionale o conferenza di organizzazione, per la approvazione definitiva del nuovo organismo politico, congiuntamente al programma politico ed organizzativo. Potrà essere ammessa la doppia tessera: quella del nuovo organismo unitario assieme a quella dell’organizzazione politica di appartenenza.
Non c’è chi non veda l’esigenza di una voce unitaria della sinistra nel panorama sociale e politico della regione: una voce isolana che parli alla gente attraverso proposte che guardino ai bisogni di una terra con esigenze diverse rispetto al resto dell’Italia, un organismo politico siciliano che faccia sentire la sua voce affinchè lo Statuto Autonomistico venga applicato; un socialismo che torni alle sue origini di riformismo e di impegno per le battaglie sociali; un patto sociale che difenda le classi deboli e che sia accanto alle giovani generazioni soprattutto, le quali, in Sicilia, hanno toccato, come detto, l’apice del cinquanta per cento della disoccupazione; un socialismo, la cui azione prenda le distanze dall’appiattimento ideologico dei partiti che si proclamano “progressisti”; un socialismo , diversamente autonomo, che porti avanti la “ questione siciliana”, che è peculiare di questa terra, la quale dall’unità d’Italia in poi è stata ghettizzata perchè considerata terra di conquista e , quindi, alla stessa stregua di una colonia.
Nemmeno durante la dominazione araba la Sicilia ha conosciuto un periodo così buio. Anzi, tutt’altro!
È imprescindibile, quindi, che noi, della sinistra siciliana ci rimbocchiamo le maniche per federarci in un organismo di lotta e di proposta per il governo della Sicilia.
È il momento di partire. Ora e subito, per uscire dal “feudalesimo politico” decennale della Sicilia.

 

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